BUCCHERI

La Storia, la Natura
Capitale Mondiale dell’Olio Extravergine di oliva di qualità 2015
Comune d’Eccellenza tra le 100 Mete d’Italia

BUCCHERI

Buccheri con i suoi 820 m di altitudine è il più elevato comune della provincia di Siracusa. In posizione strategica fra le province di Siracusa, Ragusa e Catania, si è sviluppato al centro di un importante nodo stradale che collega i comuni montani della provincia siracusana (Palazzolo Acreide, Ferla, Cassaro, Sortino) con Vizzini, Caltagirone e Licodia, con Lentini e Catania, con Monterosso e Giarratana. Conta secondo il censimento del 1981 2854 ab. Il paese occupa la conca naturale definita dalle pendici del monte Lauro (986 m) e dal colle Tereo, su cui il paese crebbe nel medioevo.

BUCCHÉRI

Case di pietra lava
e lunghe file d’asini bardati
per le strade a strapiombo,
ferri che sprizzan fuoco nel basalto.
S’apre la cava nera ad ogni ciglio:
vi batte sempre il polso del vento
e non vi cresce grano
né spiga di miglio.

(da “La notte d’Ascensione” di Antonino Uccello)

Incerte sono le origini del nome, come pure le esatte vicende della sua fondazione. Varie ipotesi si sono fatte sul nome: alcuni autori lo fanno derivare dal nome del condottiero saraceno Buker, conquistatore del paese; ma si tratta di ipotesi da scartare senz’altro.

Per altri l’origine sarebbe mitologica e deriverebbe dalla combinazione dei nomi greci “Bous ed Hera”, cioè a dire i “buoi della dea Era”, per il fatto che anticamente i monti di Buccheri si chiamavano Erei. Avolio dà questa interpretazione: “Buceri, s. loc. Vsic. Buceri, Bl. “buquerium”, pascolo comune, dal radicale normanno “bouc”. . Il Trascritta lo fa derivare da: “Buccara var.: Buccarino, buccariello, buceri, bucchèri: stalla di buoi, armenti di buoi. Il termine deriva dal netino “Arbacara” ed è diffuso anche nella provincia di Gela”. Come si vede l’etimo rinvia comunque ad un dato preciso: l’essere Buccheri terra di pascolo di grandi armenti e di estesi e ricchi allevamenti. Il toponimo si riferisce certamente ad epoche lontane, dove la storia si fonde col mito.

Sugli altipiani e sui pendii del monte Lauro, nelle valli e fra le sorgenti, un tempo assai ricche d’acqua, che dal tavolato vulcanico si dipartono a raggiera, gli antichi collocarono le sedi di ninfe e satiri, che in epoca cristiana divennero orribili streghe e paurosi demoni, contro cui a scopo esorcistico furono erette croci ed edicole votive. Sui pascoli perenni, dove difficoltosa si presenta ogni coltivazione, sferzati d’inverno dal freddo vento di tramontana (“Muncipiddisi”) e di nord-ovest (“u Chiaramuntanu”), inframezzati e cosparsi di nude e massicce rocce vulcaniche, da cui si può forse intuire il terribile cataclisma che in epoca remota colpì le contrade intorno al monte Lauro; in questi luoghi, secondo il mito, il pastore Dafni, inventore della poesia bucolica, pascolava armenti e greggi.

Dafni nella traduzione latina è “laurus”, alloro, il nome appunto del monte: il suo mito ci riporta ad antichi culti arborei, propri delle genti indigene, di razza sicula, primi abitatori di questi luoghi.

buccheri - mucca al pascolo
Mucca al pascolo (PHOTO: Andrea Latina – Archivio Centro Studi Iblei)

Su questi tavolati vulcanici, in parte ricoperti da una vasta foresta di lauri e pini, i pastori iblei o in epoca più recente i nomadi allevatori provenienti dalle Madonne o dai Nebrodi hanno pascolato superbi buoi e magnifiche vacche della razza del sole. La toponomastica locale e l’architettura rurale conservano tracce significative di questa antica civiltà agropastorale: una contrada ad ovest del paese si chiama ancora “Terrabou”, forse “terra del bove”, o anche corruzione di “Ierabou”, cioè “bue sacro”, nome con cui pare che i Greci designassero il massiccio del monte Lauro.

I tipici capanni pastorali, costruiti con scaglie di pietra lavica a cupola o col tetto di legna e paglia, rinviano a forme abitative mutuate dalla civiltà sicula dei pastori indoeuropei. Lo stesso territorio fu diviso non tanto in feudi, ma in “marcati”, cioè territori segnati da limiti e confini, in cui si pratica l’allevamento e nei grandi recinti “manniri”, dove si compiono le operazioni e i lavori legati alla cura del bestiame: “mircàri”, “tùnniri”, “mùngiri”, e dove si ricoverano le mandrie “in tempore magnae nivis”, o in caso di improvvisi e prolungati acquazzoni.

buccheri tipico capanno pastorale
Tipico capanno pastorale (PHOTO: Andrea Latina – Archivio Centro Studi Iblei)

Rare erano e sono in questa area le masserie: “nelle aree più elevate degli Iblei, prevalentemente pascolative, questi tipi di dimora si diradano fino a venir meno. Si entra nel dominio dell’allevamento ovino, nell’area tipica della “mandria” iblea. Intorno ai centri abitati, specialmente nel territorio di Buccheri, i pastori – che si dedicano, dove possibile, anche ad una magra coltura di cereali ad uso familiare – vivono permanentemente in campagna: la loro mandria rappresenta di conseguenza un tipo di insediamento stabile. Essa assume proporzioni discretamente notevoli, con stazzi numerosi e capaci…”.

Da quello che ci documentano le numerose tombe a grotticella, furono i Siculi ad abitare per primi queste contrade. Siti interessati da insediamenti siculi si trovano nelle contrade “Costagrotte”, “Scarà”, “Stretta”, “Guffari”, “Reburdone” ma soprattutto “S. Andrea”, dove lungo una balza rocciosa a picco sul vallone sono scavate circa 50 tombe a grotticella in ottimo stato di conservazione. Nei dintorni di Buccheri furono localizzate dall’Orsi diverse capanne sicule. Già appunto i siculi dovettero attribuire un carattere sacrale al monte Lauro, in quanto vertice estremo dei monti Iblei.

Furono comunque i Greci a colonizzare l’attuale nucleo storico di Buccheri, cioè il colle Tereo, che fu probabilmente presidio militare e poi “frourion”, cioè fortilizio con lo scopo di controllare gli avamposti siculi di Mineo e Paline: la presenza greca sul colle e nei dintorni (“Cavazzo”), è testimoniata dal ritrovamento di monete e vasi greci.

L’antica popolazione buccherese viveva in questo periodo “vicatim”, cioè raggruppata negli sparsi casali e villaggi, sorti attorno al fortilizio: un casale nacque proprio vicino al colle Tereo, ed il luogo ancora oggi è denominato “costa o casali”. Che il paese non fosse di origine araba lo testimonia d’altronde un documento del III sec. d.C. in cui compare già il nome latino di “Buccherea”, (“Vita dei martiri Alfio, Cirino e Filadelfio”).

Destituita di fondamento è perciò l’ipotesi delle origini arabe fatta dal Fazello: “Buccherium olim Buker saracenium oppidum…” ripresa dall’Amico: “Città saracenica… occupa i faticosi colli detti dell’Alloro…”. Gli arabi si impadronirono del colle Tereo, colonizzando le campagne e praticando un’agricoltura di tipo intensivo. Gli arabi misero a coltura estese aree collinari, in precedenza quasi interamente ricoperte di boschi.

Lo storico Edrisi parlando di Buccheri così scrive, intorno al 1145: “Casale in pianura e paese importante e soggiorno popoloso, ricco di produzioni del suolo, abbondante di frutta. Il suo territorio tocca dal lato occidentale la pineta che chiamasi “Albinit” e dagli altri lati confina con Lentini e Buscami”. Edrisi stranamente parla di un casale in pianura: probabilmente il geografo arabo voleva dire che una parte integrante del territorio era costituito da un casale in pianura abitato da una comunità araba molto numerosa. Tale casale (ma ancora è una ipotesi) potrebbe essere ubicato nella contrada S. Andrea, a otto chilometri da Buccheri, sulla via per Lentini, abitata sin da epoca remota, come mostrano le tombe sicule di cui s’è detto.

Dopo la conquista gli Arabi fortificarono il colle Tereo così da renderlo inespugnabile e perché servisse da sicuro punto di osservazione. I Normanni cacciarono gli Arabi anche da Buccheri, distruggendo il castello per riedificarlo ancora più forte e munirlo di una stabile guarnigione. Esso aveva la forma di un quadrilatero con due torrioni nella parte anteriore, l’ingresso rivolto a sud e un’altra torre maestra al centro. I Montalto, signori di Buccheri dal 1313, fortificarono in modo straordinario tutto il colle Tereo e i territori circostanti.

Le fonti storiche ci dicono infatti che il castello di Buccheri era “la più formidabile fortezza del Val di Noto” (Fazello). Esso fu al centro di diverse vicende storiche, legate alla guerra fra Siciliani ed Angioini e alle guerre civili scoppiate fra le potenti famiglie baronali del regno.

Buccheri si distinse nella partecipazione ai moti risorgimentali: nel 1820 la casa di Don Giuseppe Ferla, noto letterato e patriota, fu frequentata da molti patrioti liberali. Nel 1837 a Buccheri si rifugiarono alcuni capi rivoltosi come S. Chindemi e il marchese di San Giuliano. Patrioti buccheresi parteciparono ai moti del 1848 e fra i primi in Sicilia issarono il tricolore. Infine nel 1860 il paese fu visitato dal generale Fabrizi e fornì “picciotti” per l’impresa garibaldina, fra cui Giuseppe Cascio e Salvatore Cataldo.

BUCCHERI: Visita alla Città

Il nucleo abitativo più antico del centro storico è caratterizzato da tipiche abitazioni terranee in pietra nera, raccolte attorno al pendio esposto a mezzogiorno del colle Tereo, “u Castieddu” o “quartiere del Monte”, che nel versante settentrionale e occidentale scende a strapiombo sulla sottostante vallata.

Il castello con i suoi ruderi, fra cui una delle torri circolari delle mura, occupa la sommità: da esso si gode una magnifica veduta dei monti Iblei fino al promontorio di Capopassero, dei Monti Erei, del mar Ionio e della cima fumante dell’Etna. Le abitazioni seguono le curve di livello formando stradine concentriche, intersecate da strette viuzze con ripide scalinate.

Dal pendio del castello il paese si espanse lungo il crinale a est seguendo l’antica via di penetrazione, oggi via Marconi (un tempo via Monastero) attraverso cui si giungeva al Castello. L’espansione si iniziò con la fondazione della chiesa di S. Antonio (che una tradizione locale situa nel 1212), ai piedi del castello, nel breve pianoro, oggi piazza Fratti. Tale sito divenne il centro politico amministrativo e fu chiamato “Piazzitta”. Esso si trovava al centro delle principali vie interne di comunicazione: via del castello, via Casentino, via Marconi. Si trovava in questo quartiere anche la chiesa Madre.

Già tuttavia verso la fine del XVI secolo il paese subì una progressiva trasformazione urbanistica a seguito dell’incremento demografico e del formarsi di un ceto di proprietari terrieri, di artigiani e commercianti, che fornivano un’attiva e intelligente classe di amministratori locali. Queste famiglie edificarono le proprie abitazioni sul pendio sottostante la chiesa di S. Antonio e la “Badia” (oggi scuola elementare). La sottostante vallata era tagliata da un torrente detto “canali”. Esso limitava lo sviluppo del paese a valle: per questo si cominciarono a rendere stabili e a costruire in muratura i numerosi ponti, circa 14, che l’attraversavano. Nel 1585 fu costruita la fontana e l’abbeveratoio detto “di li canali”, sul sito che oggi è la piazza Roma, cuore di Buccheri.

La fontana aveva in origine una disposizione diversa rispetto all’attuale ed era limitata da uno scenografico abbeveratoio settecentesco, su cui campeggiava lo stemma comunale. La fontana fu costruita, come dice un’iscrizione sul pilastro destro, da mastro Mariano Zocco.

Piazza dei canali (oggi Roma) è il cuore della città.

Monumenti e luoghi d’interesse

Fotografie di: V. Costantino – V. Salamone – N. Privitera

BUCCHERI: Eventi

buccheri medfest festival medievale

Ogni anno ad Agosto il piccolo comune di Buccheri, sul versante siracusano dei monti Iblei, ospita un festa medievale capace di calamitare l’attenzione di migliaia di visitatori.
Anche se ricostruita in stile barocco dopo il terremoto che nel 1693 distrusse la Sicilia sud orientale, Buccheri mantenne nell’impianto architettonico una impronta di borgo medievale, il cui tessuto ogni anno accoglie i visitatori con degustazione di piatti tipici, spettacoli di sbandieratori, danzatori e giocolieri.
La sfilata fa da contorno ad una serie di eventi, tra cui l’apertura del castello, la sfilata delle associazioni culturali e presentazioni di iniziative culturali, quali il Festival dei Tamburi , stand gastronomici, botteghe, taverne, mercato artigianale e teatri all’aperto, ed il tradizionale Corteo Storico che sfila per le vie del centro storico.

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