Chiesa della Maddalena

Chiesa della Maddalena

Piazza dei canali (oggi Roma) è il cuore della città. Da qui, percorrendo la via Vitt. Emanuele, si raggiunge la CHIESA DELLA MADDALENA. Questa un tempo era ubicata alla periferia est del paese in località “cuozzu a Chiana”, corrispondente con l’ingresso del paese provenendo dall’antica via che congiungeva il paese con gli altri comuni montani.

buccheri chiesa di santa maria maddalena
Prospetto della chiesa di S. Maria Maddalena, sec. XVIII

L’antica chiesa della Maddalena di fondazione incerta (ma esistente già nel 400) sorgeva originariamente in luogo isolato: in un documento del 1661 don Pietro Velasco vicario foraneo di Buccheri scrivendo al vescovo fa rilevare come la chiesa della Maddalena non fosse adatta ad essere elevata a coadiutrice della Madre Chiesa per essere “fuori della detta terra in parte disabitata et in campagna tutta piena di umidità per essere in parte discoperta e dirupata di maniera che vi entrano dentro animali e cavalcature ed è rifugio di ladri e disertori di campagna et in quella si hanno trovato molti furti…”.

Portale della chiesa di S. Maria Maddalena di Michelangelo di Giacomo
Portale della chiesa di S. Maria Maddalena di Michelangelo di Giacomo

In effetti la piccola chiesa della Maddalena stenta ad essere completata se è vero che nel 1568 si effettuano diverse vendite di terre per completare la fabbrica del campanile e nel 1632 si decide di costruire una nuova chiesa con il contributo di tutti i fedeli, per essere risultata la prima assai piccola e incomoda.

buccheri chiesa della maddalena - particolare dell'interno
Chiesa della Maddalena: particolare dell’interno

I lavori vanno a rilento: nel 1632 si pagano “mastri per sterrare lo fossato” indi si chiede licenza “di monsignor di poter benedire li fossati atti a schiantarsi la cruci nel sito della nuova chiesa”. Ma nel 1639 si pagano tarì 4 “per andare a chiamare mastro Antonio Milanese per rinconzare la pianta di la nuova chiesa”, e nel 1639 “si pagano onza una tt. 3 per giorni di tagliari l’arco e lo capitello grandi di lu piliastru”; nel 1646 vengono spese 86 onze e la chiesa non è stata completata. Nel 1658 si commissiona l’organo a Francesco Montalto per 27 onze e 2 tarì.

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“Patri a-bbunnanzia”: Cristo alla Colonna, sec. XV

Nel 1661 la confraternita viene elevata ad arciconfraternita e nello stesso anno la chiesa viene eletta a coadiutrice della madre chiesa, nonostante l’opposizione dei confrati della rivale chiesa di S. Antonio e del parroco; l’anno dopo fu “stucchiato e imbiancato il dammuso maggiore ed i muri della chiesa e furono pagate 4 onze al pittore Silvestro Lo Terzo “per un quadro dell’Immacolata Concezione da mettere nella cappella che i coniugi La Bruna avevano fatto edificare nella chiesa”. Ancora nel 1682 si comprano 2408 tegole per 6 onze il che vuol dire che la chiesa veniva ancora rifinita: “a 26 agosto 1680 pagate onze 80 della fabbrica della chiesa: in primis a mastro Cruci Garro muratore, a m.ro Mario di lu m.ro Giacopo Muratore a m.ro Mariano Costantino muratore, a m.ro Blasi Travisi di Sortino muratore, a m.ro Giovanni Cirma per fattura di pietri nigri”. Infine il 22 novembre 1692 si biancheggia la chiesa, pagandosi onze 15 a mastro Andrea Falcone di Licodia Eubea. Il terremoto del 1693 distruggendo la chiesa poneva fine a questo stillicidio di lavori mai completati.

La chiesa fu ricostruita in altro sito, là dov’è tuttora. Il sito consentiva la costruzione di una chiesa ampia e in luogo assai praticabile, e si inseriva bene nel processo di rinnovamento edilizio ed urbanistico iniziato verso i primi del ’600. I lavori della costruzione della nuova chiesa, come quella di S. Antonio, iniziarono quasi subito dopo il terremoto: la cosa non fu vista bene dal parroco e dal vescovo che ordinarono che si ricostruisse prima la Madre chiesa. I lavori erano comunque avanzati: nel 1724 furono completate le pareti collaterali della cupola centrale dal mastro Blasio Santoro e da mastro Giuseppe Ferrara da Palazzolo.

La facciata della chiesa della Maddalena si iniziò a costruirla nel 1708 e fu completata per quel che riguarda il primo ordine dall’architetto buccherese Michelangelo Di Giacomo nel 1750 come mostra anche un’iscrizione su una colonna della facciata sul lato sud: “Michaelangelus Di Giacomo / Bucch. Orchite est. Ac…. Psit ars MDCCL”. Nel 1759 fu completata da Francesco Domenico Battaglia di Catania la cappella dove fu collocata la statua della Maddalena. Nel 1768 furono pagate “onze 9 a d. Giacomo pittore di Augusta per aver pitturato il quadrami” e nel 1773 onze 38 a mastro Gaetano Rametta “per lo pulpito sedili, presbiterio, e credenza di legname di noce”; ma il Rametta non completò i lavori così l’anno dopo si pagano onze 18 “a d. Antonino Laganà di Militello per complimento del servigio del Pergamo e sedili per deficienza di m.ro Gaetano Rametta che se ne fuggì…”. Per quanto riguarda il prospetto sempre nel 1774 si pagano onze 6 a m.ro Benedetto Alessi di Avola “capo maestro della prospettiva”; al secondo ordine lavoreranno poi anche mastro Corrado Mazza, Don Gesualdo Di Giacomo, Don Nicolò Sapia e nel 1788 don Carlo Maria Longobardi. Esso fu completato definitivamente nel 1792 con la posa di un’aquila in marmo opera dello scultore catanese Giovanni Marino, delle due statue di S. Pietro e S. Paolo ai lati del secondo ordine dei vasi della balaustrata del sagrato opera di mastro Filippo di Buscami pirriatore.

buccheri - pianta della chiesa di santa maria maddalena
Pianta della chiesa di S. Maria Maddalena (G. Vacirca)

L’interno della chiesa della Maddalena è a tre navate, con pianta longitudinale e basilicale. La centrale più alta è chiusa da un soffitto voltato a vele ed è limitata da due file di colonne di recente restaurate. La navata di destra termina nella cappella della Maddalena: qui si può ammirare uno dei capolavori di Antonello Gagini: la Maddalena scolpita in marmo nel 1508. Il 16 agosto 1507 lo scultore Antonello Gagini si obbligava infatti ad eseguire per la confraternita di S. Maria Maddalena, rappresentata da Antonio Anzalone e Antonio Cefilio, una statua della santa recante in mano un pomo e un libro come si rileva dagli atti di notar Giulio De Pascalio in data 16 agosto XI ind. 1507.

Dentro una nicchia della stessa cappella è una statua di legno dipinto raffigurante S. Biagio. La statua risulta attribuita allo scultore napoletano Gaetano Francese al quale furono pagate onze 8 e tarì 24; lo stesso Francese aveva realizzato la statua del Cristo resuscitato per 6 onze e 20 tarì. La quadreria non ha un grande valore artistico: il quadro dell’Immacolata nel secondo altare di destra è datato 1758; di un certo interesse è la “Natività”: nella figura della giovinetta è rappresentata la figlia del committente in abiti d’epoca. Nella cappella in fondo alla navata sinistra notevole è un crocifisso di fattura cinque-seicentesca e la statua quattrocentesca del Cristo alla colonna detto “patri abbunnanzia”, che ogni anno il giovedì santo veniva portato in processione per le campagne per la benedizione dei raccolti, seguito dal popolo a piedi scalzi e con in mano manipoli di spighe e luminarie di “busa” (ampelodesmo).

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