Chiesa di Santa Maria delle Grazie

Chiesa di Santa Maria delle Grazie

CHIESA DI SANTA MARIA DELLE GRAZIE. Ritornati in paese, immettendosi nella strada statale per Vizzini, subito dopo il cimitero, appena fuori dall’abitato si raggiunge la PINETA DI S. MARIA, al cui ingresso è la Chiesa e Santuario della Madonna delle Grazie una chiesa tardo settecentesca, ma di antichissima fondazione, ricordata nel rivelo del 1471 (contrada S. Maria) e in rogiti notarili fin dal 1537. In questa data (11 ott. 1537) troviamo un lascito di tt. 3 fatto da donna Francesca de Cappello in favore della “maramma (costruzione) de Santa Maria La Gratia“.

Chiesa di Santa Maria delle Grazie
Chiesa di Santa Maria delle Grazie

I frati Carmelitani ebbero questa chiesa venendo a Buccheri nel 1614 come scrive Rocco Pirri: “I frati Carmelitani (vennero a Buccheri) nell’anno 1614 nella chiesa di S. Maria della Grazia; nell’anno 1622 si trasferirono in un’altra chiamata di S. Giovanni, dove oggi (1641) dimorano (…); i Cappuccini si stabilirono nell’anno 1620 nella chiesa di S. Maria della Grazia nel luogo ceduto dai Carmelitani; quindi ebbero un nuovo domicilio” (R. Pirro, Sicilia sacra, vol. I, p. 681, trad. dal latino). Furono proprio i Carmelitani a costruire il cenobio annesso, che in seguito fu occupato dai Cappuccini e quindi da monaci eremiti. Dopo il terremoto del 1693 la chiesa di Santa Maria delle Grazie è ricostruita: si rifà la facciata, il campanile e si restaurano le mura e il tetto. Nel 1774 si completano i lavori con la posa del pavimento di “balatelle” e degli stucchi della volta opera di Nicolao Cultrera di Avola: a sugello della fine dei lavori fu posto sull’arco trionfale lo stemma di Buccheri.

Nella chiesa di Santa Maria delle Grazie fu trasferito l’altare della Madonna Assunta, da antichissima data presente nella Chiesa di S. Maria di Fontana Murata. Si trattava dell’antichissimo culto della Assunta, praticato appunto nella chiesetta di Fontana Murata (oggi rudere) esistente in mezzo al bosco, e in cui i fedeli si recavano in processione in caso di epidemie (in particolare la scabbia), attraverso l’uso dell’acqua di una fonte vicina ritenuta magica. Sempre nel 1774 mastro Francesco Barbera di Catania costruì il “sacellum” di stucco, sopra il prezioso altare marmoreo opera dei fratelli Marino di Catania.

La chiesa di Santa Maria delle Grazie (come quella di Fontana Murata, poco distante) era come oggi immersa nel verde di un bosco di roverelle e di castagni, intervallato con chiuse di vigne e di noccioli. Ogni vigna aveva al suo interno diversi “piedi” di castagni, a testimonianza della preesistenza di questo albero da antica data. Lo vediamo in una vendita di legno di castagno appunto avvenuta il 10 febbraio 1624 come si legge nel documento in cui il “magister” Andrea de Mazzone con il figlio Francesco “fabri lignari” fanno la stima di “omnia lignamina” esistenti nella vigna di Giuseppe Buscema in “contrada S. Maria la Gratia“.

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