Le Neviere

LE NEVIERE

NEVIERE. In Sicilia la raccolta della neve e la sua commercializzazione, si praticava da Palermo a Trapani, da Messina a Catania, Siracusa e Ragusa, da antica data; ma solo a partire dalla metà circa del XVI sec. abbiamo notizie documentate e certe.

Per l’area Iblea (cioè le zone montane delle province di Siracusa e Ragusa) Buccheri, Palazzolo Acreide, Chiaramonte Gulfi, Monterosso Almo, Giarratana e in parte Buscemi, e Sortino, sono i paesi nei quali è continuata, da epoche assai antiche e fino agli anni ‘50 del ‘900, la raccolta, la conservazione e la commercializzazione della neve.

Si trattava di un’attività che consentiva alla cittadinanza di questi centri, disoccupata nei periodi invernali, di integrare il magro reddito, ed ai padroni o affittuari delle neviere di ricavare consistenti guadagni nei mesi estivi. Della neve, divenuta ghiaccio per via di un accurato e sperimentato metodo di conservazione, si faceva largo uso nel Seicento, quando serviva a ghiacciare acqua e sciroppi di menta o limone, e a lenire le calure estive, sotto forma di squisiti sorbetti. Il ghiaccio era un ottimo rimedio in alcune malattie con febbri alte per le quali i medici prescrivevano la cura di lu friddu. Il bere fresco, seppure fra entusiasmi e condanne senza appello, si impose col tempo al punto da divenire un piacevole e ineliminabile bisogno.

A differenza del fuoco o della stessa acqua, che suscitano sentimenti opposti di timore e attrazione, la neve a livello popolare non causa sconforto o paura, anzi si ritiene che una buona nevicata giovi all’annata agraria, per cui si suole ripetere dal contadino: Sutta a nivi pani, sutta iacqua fammi (Sotto la neve pane, sotto la pioggia fame).

A maggior ragione ciò era vero per Buccheri e alcuni paesi degli alti Iblei come Palazzolo Acreide, Chiaramonte Gulfi e Buscemi, in cui una o due, e spesso anche tre, nevicate in un anno significavano un certo guadagno che entrava nel paese ad integrare il reddito delle famiglie. Il vasto impiego del ghiaccio per gelati e sorbetti estivi aumentò la richiesta di neve ghiacciata, e la costruzione di nuove neviere continuò per tutto il Settecento e l’Ottocento.

In Sicilia, secondo l’opinione di molti studiosi del passato, coi quali concordano alcuni moderni, l’uso di scavare la roccia per ricavarne le neviere risalirebbe agli Arabi. Ma riteniamo che le modalità della conservazione della neve risalgano a molto tempo più addietro, ai Romani almeno, se non ai Greci. Le prime notizie sulle neviere siciliane risalirebbero al sec. XI quando Ruggero, nell’assegnare al Vescovo di Catania i vastissimi territori lungo i versanti Sud Est dell’Etna, lo obbligò a fornire di neve la città.

Ma è dalla metà del sec. XVI e soprattutto il successivo XVII che il consumo di neve diviene di massa. E si cominciano a scavare o costruire neviere sulle cime delle montagne.

I luoghi del freddo: La neve dell’Etna e la neve di Monte Lauro

L’Etna

L’Etna coi suoi tremila e passa metri di altezza era la neviera per eccellenza della Sicilia. La sua neve era famosa nell’antichità: Teocrito fa dire al suo Polifemo:

È l’acqua ghiacciata che mi fornisce l’Etna coronata di foreste dalla sua neve immacolata come bevanda da Dei”(Teocrito, Idillio XI, Il Ciclope, vv. 47-48).

Il Pitrè ci descrive il singolare modo di conservare e raccogliere la neve nella “Montagna detta Mongibello”: “La neve si raccoglie da sé in grandi insenature, che vengono dette ‘tacche’, da cui la si toglie con certe operazioni. La prima di queste si effettua in ottobre, e consiste nel far ripulire le tacche (…). Dopo che, nel mese di febraio, la neve s’è accumulata nelle infossature del suolo una squadra di 50 o 60 operai si reca in marzo sulla montagna, e con lunghe aste di ferro graduate rileva la profondità dello stato nevoso (…)”. In poche parole sull’Etna non si usava costruire neviere, ma si utilizzavano gli anfratti naturali del vulcano, che d’inverno venivano riempiti di neve, ricoprendoli di cenere vulcanica, che serviva a preservare la neve dai raggi cocenti del sole primaverile ed estivo. Così non era nei centri iblei dove il calcare tenero consentiva di scavare le grotte della neve.

Monte Lauro – Buccheri

Il massiccio di Monte Lauro, in territorio di Buccheri, tocca e supera i 900 metri di altezza. In inverno si ammanta di neve, che in passato abili nivaroli provvedevano a raccogliere.

Le prime neviere erano scavate dall’uomo nel girminu, roccia lavica tipica del territorio buccherese. Ancora oggi le neviere vengono indicate col nome di rutti (grotte), proprio perché le prime neviere, abbastanza piccole, pur scavate dall’uomo, erano simili a delle grotte e servivano a conservare neve per usi abbastanza ristretti: per pochi erano riservati, agli inizi, le gioie del sorbetto, o della neve “per arrifriscari”, o per lenire le febbri, usata negli interventi medici, dove era previsto l’impiego del ghiaccio. Dalle grotte si passò, alla fine del ‘500, alla costruzione delle neviere a cupola e muratura interna a secco. Successivamente (almeno dal sec. XVIII in poi) si passò a costruire neviere a dammusu, cioè a volta di conci a “vascello” e “testotti” disposti a botte, e con le pareti interne rivestite di conci squadrati sempre in pietra lavica uniti da malta. Queste ultime erano le più grandi proprio perché il dammuso consentiva di sviluppare l’edificio in lunghezza. L’operazione di conservare la neve è ricordata dal seguente indovinello:

Bella era e bella sugnu

di tutti sugnu stimata

e di mia ni fanu cuntu

ca mi miettunu carzarata

(Bella ero e bella sono / e da tutti sono stimata / di me fan tal conto / che mi mettono carcerata).

Le neviere di Buccheri si trovano per la maggior parte in contrada Piana Sottana, a non molta distanza dal paese, fatto non trascurabile che abbassava notevolmente i costi di raccolta.

Esse sono scavate in genere agli inizi di un pendio degradante a nord. In questo lato si apre la porticina della bocca di prelievo, che veniva aperta solo quando si doveva estrarre la neve. Nella parte interna di questa porticina sopra l’architrave sono due robuste mensole che sorreggono il palo cui si agganciava la carrucola che sollevava i carichi di neve dal fondo della neviera. La bocca di immissione era o sulla cupola (o dammuso), oppure sulla facciata rivolta a Nord della neviera a livello del suolo. Il pendio dava la possibilità agli uomini di salire sulla cupola e scaricare la neve senza eccessiva fatica. Un elemento era comune a tutte le neviere: i canali di scolo delle acque sciolte, che drenavano la neviera e impedivano il dilavamento del ghiaccio. Questo condotto era scavato al centro del suolo di base ed era in pendenza in modo da favorire il naturale deflusso. Un altro canale correva intorno alla neviera, per impedire l’ingresso delle acque reflue. Dal punto di vista strutturale le neviere di Buccheri si dividono in:

Neviere a grotta

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Buccheri – Neviera a grotta (PHOTO: Andrea Latina – Archivio Centro Studi Iblei)

Sono come detto le più antiche. Hanno le pareti interne in muratura di calce, azzolu e sabbia di fiume. Sono a pianta circolare, spesso assai irregolare. Hanno due aperture: la prima in alto sulla volta, la seconda a forma di finestra sul lato libero a nord.

Neviere a cupola

neviere - buccheri neviera a cupola
Buccheri – Neviera a cupola (PHOTO: Andrea Latina – Archivio Centro Studi Iblei)

Possono avere pianta quadrata o circolare. Dal terreno, nel quale sono scavate, fuoriescono con le alte cupole, che vanno dai tre ai sette metri, costruite con conci lavici, a volte legati con malta, più spesso a secco, le cupole possono essere di due tipi: ad anelli parabolici concentrici con due bocche a due livelli, mai sulla cupola; oppure a cupola rivestita di lastricato con le aperture delle bocche su una faccia a livello del terreno e sulla cupola. Queste ultime sono di grandi dimensioni e costruite con una tecnica più complessa: la cupola veniva infatti coibentata attentamente: sui conci a secco della cupola nella parte esterna si sovrappone uno strato di sabbia e calce, per saldare gli interstizi; su questo strato si costruivano quattro catene di conci lavici intersecate a metà della cupola da un anello a formare quattro croci su quattro lati; gli interspazi formati dalle catene si riempiono con un selciato fatto di ciottoli lavici, su cui alla fine si sparge sabbia di fiume mista a “genise di ferraio”, residuo della lavorazione del ferro. Tali strati impedivano il dilavamento della cupola e la impermeabilizzavano.

Neviere a volta o “a dammuso”

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Palazzolo Acreide – Neviera a dammuso (PHOTO: Andrea Latina – Archivio Centro Studi Iblei)

Presentano la pianta quadrata o rettangolare. Ne abbiamo numerosi esempi a Palazzolo Acreide.

Hanno l’apertura in basso alla base dell’imposta, con porticina alta circa un metro e venti, e due o tre bocche sulla volta, da dove si buttava giù la neve. A questo tipo appartiene la “Grotta grande”, oggi di proprietà del comune (trasformata negli anni ‘60 in un serbatoio d’acqua): ha ben tre bocche sul dammuso ed emerge dal terreno di circa dieci metri. Sulla porticina si notano ancora i ntacchi della carrucola e del palo della statia, statera per la pesa dei carichi. Ogni neviera è circondata da un muro a secco detto zzàccanu, che definisce il terreno di pertinenza della neviera. La neve la si poteva raccogliere nei terreni circostanti per un largo raggio e liberamente, solo se però si trattava di terreni demaniali.

Un tempo si contavano a Buccheri 25 neviere in attività. Il loro numero si ridusse drasticamente ai primi del ‘900, finché negli anni Trenta ve n’erano in attività appena quattro.

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1 La Neviera del Crocefisso

Cat.1 La Neviera del Crocefisso [Foglio: 45; particella: 2; contrada: Crocefisso; proprietà Comunale] Da questa neviera, scavata nella roccia vulcanica (girminu), situata alla periferia del paese, inizia l’itinerario delle neviere:…
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3 Neviera “a chiana”

Cat. 3 Neviera “a chiana” [Foglio: 34; particella: 181; contrada: Cozzo a chiana; proprietà: privata] È un’altra neviera a grotta, cioè scavata nella roccia, poco distante dalla Cat. 2, con…
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4 Neviera “Balateddi” (rutta e balateddi)

Cat. 4 Neviera “Balateddi” (rutta e balateddi) [Foglio: 46; particella: 350; contrada: Piana Sottana; proprietà: comunale] È una neviera a Dammuso, a pianta quasi quadrata. Oggi presenta il dammuso (volta)…
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5 Neviera Piana Sottana

Cat. 5 Neviera Piana Sottana [Foglio: 46; particella: 375; contrada: Piana Sottana; proprietà: privata] È situata a pochi metri dalla strada provinciale per Ferla, in un lotto interessato a urbanizzazione.…
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6 Neviera di Michelangelo Di Giacomo

Cat. 6 Neviera di Michelangelo Di Giacomo [Foglio: 35; particella: 241-242; contrada: Moncibella; proprietà: privata] È stata da noi battezzata col nome dell’architetto Michelangelo Di Giacomo che la costruì nel…
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7 Neviera di Ribera

Cat. 7 Neviera di Ribera [Foglio: 35; particella: 115; contrada: Pozzanghera; proprietà: congregaz. di carità] Fra le meglio conservate si staglia sull’orizzonte con il profilo dell’Etna a fare da controcanto…
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Cat. 8 Neviera del Castelluzzo o di Aldaresi [Foglio: 45; particella: 14; contrada: Pozzanghera; proprietà: privata] Dista circa 200 metri dalla precedente. È una neviera a cupola. Si trova vicino…
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10 Neviera Scalitta 1

Cat. 10 Neviera Scalitta 1 [Foglio: 44; particella: 139; contrada: Scalitta; proprietà: privata] Neviera a cupola parzialmente crollata. Si trova a sinistra della strada della Scalitta.
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11 Neviera Vito Oddo o Scalitta 2

Cat. 11 Neviera Vito Oddo o Scalitta 2 [Foglio: 44; particella: 124; contrada: Scalitta; proprietà: demanio forestale] È una neviera fra le meglio conservate. È simile alla neviera n° 2,…
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Cat. 12 Neviera di Mammamea [Foglio: 33; particella: 89; contrada: Passomarino; proprietà: privata] Di questa neviera si hanno notizie dal 1641, come si legge in questo contratto: Buccheri 18 Giugno…
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Cat. 13 Neviera grande o di Politi [Foglio: 45; particella: 380; contrada: Piana Sottana; proprietà: comunale] La più grande neviera del paese. Essa era proprietà del principe Alliata. Presenta tre…
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14 Neviera Piana-Sottana-Laurenzo

Cat. 14 Neviera Piana Sottana-Laurenzo [Foglio: 46; particella: nc; contrada: Piana Sottana; proprietà: privata] Neviera del tipo a cupola, al limite del territorio. Presenta la particolarità di avere a lato…
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15 Neviera Grotta Fezza

Cat. 15 Neviera Grotta Fezza [Foglio: 34; particella: 111; contrada: Pineta-Mulitta; proprietà: comunale] Neviera a cupola simile alla n° 2. Si trova sotto il declivio occidentale del castello di Buccheri.…
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Cat. 16 Neviera Ponti i ferru, o Cavazzo [Foglio: 34; particella: 183; contrada: Ponti i Ferru-Cavazzu; proprietà: demanio] Di questa neviera esiste una testimonianza del 1751 in un atto di…
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Cat. 17 Neviera a grotta in c.da Piana [Foglio: 46; particella: ?; contrada: Piana sottana; proprietà: ?] Si tratta di una neviera a pianta circolare di piccole dimensioni scavata nel…
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